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Affitti brevi da privato o in forma imprenditoriale: quando serve la partita IVA nel 2026
Articolo informativo, non costituisce consulenza legale o fiscale. Per il tuo caso verifica con il commercialista, il Comune o l’ufficio turismo della tua Regione.
Dal 2026 resti privato se destini a locazione breve al massimo due appartamenti nell’anno e offri solo servizi accessori come pulizia e biancheria. Dal terzo appartamento, o se offri colazione e altri servizi, l’attività si presume d’impresa: servono partita IVA, SCIA al SUAP e contributi INPS, e non si può più usare la cedolare secca.
Fino al 2025 si poteva affittare per brevi periodi fino a quattro appartamenti restando privati. Dal 1° gennaio 2026 il limite è sceso a due. Per migliaia di host con tre o quattro case la domanda è diventata concreta: aprire la partita IVA, vendere, passare a contratti lunghi o cambiare formula? Vediamo le regole e i numeri.
La regola dei due appartamenti
La legge di bilancio 2026 ha modificato l’art. 1, comma 595, della legge 178/2020. Come spiega la guida dell’Agenzia delle Entrate di aprile 2026, il regime fiscale delle locazioni brevi si applica solo a chi destina a questa finalità non più di due appartamenti per periodo d’imposta. Negli altri casi l’attività, «da chiunque esercitata», si presume imprenditoriale.
- Il conteggio è per anno solare e per contribuente.
- Conta ogni appartamento usato per affitti brevi anche per un solo giorno.
- Due stanze della stessa casa sono un appartamento.
- Gli appartamenti affittati con contratti ordinari non contano.
Non solo il numero: i servizi
Si diventa impresa anche con un solo appartamento se si offrono servizi che vanno oltre l’alloggio. La guida dell’Agenzia è netta: colazione, somministrazione di cibo e bevande, auto a noleggio, guide turistiche o interpreti rendono l’attività commerciale, «anche se svolta in maniera occasionale». Restano compatibili con la locazione breve biancheria, pulizia, Wi-Fi e utenze.
Privato o impresa: il confronto
| Locazione breve da privato | Attività imprenditoriale | |
|---|---|---|
| Appartamenti | Massimo 2 nell’anno | Nessun limite |
| Servizi | Solo accessori (pulizia, biancheria, Wi-Fi) | Anche colazione, transfer, esperienze |
| Partita IVA | No | Sì, con iscrizione alla Camera di commercio |
| Avvio | CIN, codice regionale, comunicazioni | SCIA al SUAP, CIN, requisiti di settore |
| Imposte | Cedolare 21/26 % o IRPEF | IRPEF ordinaria o forfettario, IVA 10 % sull’alloggio |
| Documenti all’ospite | Ricevuta | Fattura elettronica o documento commerciale |
| Contributi | Nessuno | INPS gestione commercianti |
| Ritenuta dei portali | 21 % a titolo d’acconto | Nessuna, se comunichi la partita IVA |
Cosa serve per diventare impresa
- Partita IVA con il codice ATECO dell’attività ricettiva, e iscrizione al Registro delle imprese.
- SCIA al SUAP del Comune in cui si trovano gli immobili. Senza SCIA, l’art. 13-ter prevede una sanzione da 2.000 a 10.000 euro.
- Requisiti di sicurezza degli impianti previsti dalle norme statali e regionali, oltre a rilevatori ed estintori (vedi la guida alla sicurezza).
- Posizione INPS nella gestione commercianti.
- Fatturazione elettronica o corrispettivi telematici per gli incassi: vedi fattura elettronica e ricevute.
- Comunicare la partita IVA ai portali, così non trattengono la ritenuta del 21 %.
Quanto costa: un esempio con il forfettario
Tre appartamenti, 60.000 € di incassi lordi nell’anno, IVA compresa. Con il regime forfettario e i requisiti per l’aliquota agevolata:
- Ricavi senza IVA al 10 %: circa 54.500 €. Nel forfettario l’IVA si applica in fattura ma non si detrae quella sugli acquisti.
- Reddito imponibile: 40 % dei ricavi, circa 21.800 €.
- Imposta sostitutiva: 5 % per i primi cinque anni (poi 15 %), circa 1.090 €.
- Contributi INPS commercianti: calcolati sullo stesso reddito, con un minimo annuo; il forfettario consente una riduzione del 35 % su richiesta.
Con la cedolare, a parità di incassi, avresti pagato il 21 e il 26 % sull’intero lordo. Per chi ha margini bassi e costi alti, però, il regime ordinario con IVA detraibile può convenire di più. È un calcolo da fare con il commercialista sui numeri reali, unità per unità.
Le alternative all’impresa
- Restare a due appartamenti in affitto breve e passare gli altri a contratti medio-lunghi (transitori, studenti, lavoratori).
- B&B a gestione familiare, se abiti nell’immobile e la tua Regione lo consente: vedi come aprire un B&B.
- Affidare la gestione a un property manager: il limite resta tuo, ma la parte operativa no.
- Società, se gli immobili sono molti: valutazione da fare con un professionista.
Qualunque strada scegli, i doveri verso ospiti e Comune restano gli stessi: CIN, Alloggiati Web e tassa di soggiorno. La parte fiscale per chi resta privato è in cedolare secca 2026.
Domande frequenti
Ho tre appartamenti ma uno lo affitto a uno studente con contratto annuale: sono impresa?
No. Il limite riguarda gli appartamenti destinati a locazione breve nell’anno. Un appartamento affittato con un contratto ordinario, transitorio o per studenti non entra nel conteggio, purché non sia stato usato anche per affitti brevi nello stesso anno.
Se intesto il terzo appartamento a mio figlio?
Il limite si calcola per contribuente, quindi un appartamento di proprietà di un’altra persona conta per lei. Ma un’intestazione fatta solo per restare sotto soglia, con gestione unica di fatto, può essere contestata dal Fisco: parlane con il commercialista prima.
Posso offrire la colazione senza partita IVA?
Non in una locazione breve: la colazione la trasforma in attività d’impresa. Se vuoi offrirla senza partita IVA, la strada è un B&B a gestione non imprenditoriale, dove la Regione lo consente, con le sue regole su residenza, camere e periodi.
Il property manager può gestire più di due appartamenti per conto dei proprietari?
Sì. Il limite vale per il titolare del reddito, cioè il proprietario o chi ha il diritto di affittare. Il gestore che lavora per più proprietari è comunque un’impresa per la propria attività di intermediazione.
Con il forfettario quante tasse pago?
Nel forfettario il reddito è una percentuale fissa dei ricavi, per le attività di alloggio il 40 %. Su quel reddito paghi un’imposta sostitutiva del 15 % (5 % per i primi cinque anni, se hai i requisiti) e i contributi INPS. Il limite di ricavi è 85.000 € l’anno.
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Prenota un orarioFonti
- Agenzia delle Entrate — Locazioni brevi: la disciplina fiscale e le regole per gli intermediari (aprile 2026)
- Legge 30 dicembre 2020, n. 178, art. 1, comma 595 (limite al regime delle locazioni brevi)
- D.L. 18 ottobre 2023, n. 145, art. 13-ter, commi 8 e 9 (SCIA e sanzioni)
- Agenzia delle Entrate — Regime forfetario
Normativa verificata l’ultima volta il 16 ottobre 2026.