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Tassa di soggiorno per affitti brevi, B&B e case vacanza: come si calcola, chi la versa e come si dichiara

Articolo informativo, non costituisce consulenza legale o fiscale. Per il tuo caso verifica con il commercialista, il Comune o l’ufficio turismo della tua Regione.

L’imposta di soggiorno la decide ogni Comune con il suo regolamento: tariffa per persona e per notte, numero massimo di notti, esenzioni. Il gestore, anche il privato con un affitto breve, è responsabile d’imposta: la incassa, la versa al Comune e presenta la dichiarazione annuale entro il 30 giugno. Se la riscuote Airbnb, restano comunque le comunicazioni periodiche.

La tassa di soggiorno la paga l’ospite, online, prima di arrivare. →

«Quant’è la tassa di soggiorno?» è una delle domande che gli ospiti fanno più spesso, e una delle risposte che gli host sbagliano più spesso: perché ogni Comune ha la sua tariffa, il suo tetto di notti e le sue esenzioni. Qui c’è il metodo che vale ovunque in Italia; le cifre delle città principali sono nelle guide dedicate.

Chi la applica e quanto può costare

L’imposta di soggiorno è prevista dall’art. 4 del D.Lgs. 23/2011. Possono istituirla i Comuni capoluogo di provincia, le unioni di Comuni e i Comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte. Ogni Comune decide con un regolamento:

La regola generale fissa un massimo di 5 euro a notte, elevabile fino a 10 euro nei Comuni con presenze turistiche molto superiori ai residenti. Roma ha un proprio contributo di soggiorno, e la legge di bilancio 2026 ha lasciato ai capoluoghi un margine di aumento ulteriore, che Milano e Napoli hanno già usato. Le tariffe delle città sono in Roma, Milano, Firenze, Venezia e Napoli.

Il gestore è responsabile d’imposta

L’imposta la paga l’ospite, ma chi la incassa e la versa è il gestore. Dal 2020 la legge lo qualifica come responsabile del pagamento dell’imposta, con diritto di rivalsa sull’ospite. Vale per hotel, B&B, agriturismi, case vacanza e anche per il privato con un affitto breve. In pratica devi:

  1. registrarti al portale o all’ufficio tributi del Comune;
  2. incassare l’imposta dagli ospiti;
  3. presentare le comunicazioni periodiche (mensili o trimestrali, secondo il regolamento) con i pernottamenti;
  4. versare al Comune entro le scadenze;
  5. presentare la dichiarazione annuale telematica all’Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno dell’anno successivo, con il modello approvato dal decreto MEF del 29 aprile 2022.

Come si calcola: un esempio

Famiglia di quattro persone (due adulti, ragazzi di 15 e 9 anni) per sette notti in una casa vacanze. Regolamento ipotetico: 4 € a notte, massimo 5 notti, esenti i minori di 10 anni.

OspiteNotti tassateImporto
Adulto5 (tetto)20 €
Adulto520 €
Ragazzo, 15 anni520 €
Bambino, 9 anniesente0 €
Totale60 €

Due dettagli che cambiano il conto: l’età si guarda di solito al momento del pernottamento, e il tetto di notti vale per soggiorno consecutivo nella stessa struttura. Leggi sempre gli articoli sulle esenzioni del tuo regolamento: alcuni Comuni chiedono un’autocertificazione firmata, altri un documento.

Airbnb, Booking.com e gli altri portali

Quando un intermediario incassa il prezzo del soggiorno, la legge lo rende responsabile anche dell’imposta di soggiorno. Airbnb ha accordi con molti Comuni e ha annunciato la riscossione automatica in tutti gli enti che applicano l’imposta, a partire da oltre 1.200 Comuni dal 15 febbraio 2026. Booking.com, invece, di norma la indica all’ospite come importo da pagare in struttura.

Risultato: in molti casi hai due flussi da riconciliare. Le prenotazioni Airbnb, con imposta già pagata, e quelle degli altri canali, dove la incassi tu. Le comunicazioni al Comune devono comunque contenere tutti i pernottamenti, distinguendo quelli già riscossi dalla piattaforma: segui le istruzioni del tuo portale comunale.

Dalla nostra esperienzaChiedere la tassa in contanti all’arrivo funziona finché c’è qualcuno alla porta. Con il self check-in diventa una caccia: l’ospite è già dentro, non ha contanti, riparte all’alba. Farla pagare con carta nel check-in online, prima di inviare il codice della porta, risolve il problema alla radice.

Se l’ospite non paga

Quasi tutti i regolamenti prevedono una dichiarazione di rifiuto che l’ospite firma, o che il gestore compila, e che va trasmessa al Comune. Così l’imposta passa in carico al Comune, che la riscuote direttamente. Senza questa dichiarazione, l’importo resta un debito del gestore.

Sanzioni

Tassa di soggiorno, fattura e cedolare

L’imposta non è un tuo ricavo. In fattura o in ricevuta va su una riga separata, fuori campo IVA, e non entra nella base della cedolare secca. Su ricevute e fatture trovi tutto in fattura elettronica e ricevute, sulla cedolare in cedolare secca affitti brevi 2026.

Domande frequenti

Se affitto senza partita IVA devo comunque applicare la tassa?

Sì. Il regolamento comunale si applica a ogni struttura e a ogni locazione breve nel territorio del Comune, a prescindere dal regime fiscale. Anche il privato è responsabile d’imposta.

Airbnb la riscuote già: devo fare qualcosa?

Sì. Dove Airbnb incassa e versa l’imposta, tu non la chiedi di nuovo agli ospiti di quelle prenotazioni, ma molti Comuni vogliono comunque le comunicazioni periodiche con tutti i pernottamenti, e la dichiarazione annuale resta. Per le prenotazioni da altri canali la incassi tu.

Booking.com riscuote la tassa di soggiorno?

Di norma no: Booking.com la mostra all’ospite come importo da pagare in struttura. Quindi la devi incassare tu, al check-in o prima, e versarla al Comune.

L’ospite si rifiuta di pagare: cosa faccio?

Fagli firmare la dichiarazione di rifiuto prevista dal regolamento (spesso un modulo comunale) e trasmettila al Comune con la comunicazione periodica. Così l’imposta non pagata non resta a tuo carico.

La tassa di soggiorno va in fattura?

Puoi indicarla in fattura o in ricevuta, ma su una riga separata e fuori campo IVA: non è un corrispettivo tuo. Non entra nemmeno nella base imponibile della cedolare secca.

Cosa rischio se verso in ritardo?

Il gestore che non versa o versa in ritardo risponde con una sanzione amministrativa sull’importo non versato; per la dichiarazione omessa o infedele la sanzione va dal 100 al 200 % dell’imposta. Dal 2020 non si parla più di peculato.

Niente più contanti alla porta

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Fonti

  1. D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23, art. 4 — imposta di soggiorno
  2. D.L. 24 aprile 2017, n. 50, art. 4, comma 5-ter — intermediari e imposta di soggiorno
  3. Decreto MEF 29 aprile 2022 — modello di dichiarazione dell’imposta di soggiorno
  4. Airbnb — Raccolta e versamento dell’imposta di soggiorno in Italia

Normativa verificata l’ultima volta il 16 ottobre 2026.